GIOVEDÌ GDL PARCO

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Città sommersa - Marta Barone

Spunti di riflessione del gruppo di lettura del Giovedì - Biblioteca Parco Sempione

"Città sommersa" è il tentativo di ricostruire parte della vita del padre dell’autrice, medico e operaio arrestato nel 1982 per partecipazione a banda e poi assolto, e delle vicende di una città, Torino, sconvolta dagli atti feroci degli anni Settanta. Marta Barone più che dare una ricostruzione di ciò che è stato ci conduce nel percorso di ricerca: fatto di interviste ad amici e parenti, di indagini di archivio ma anche di riflessioni e di cambi di opinione. È un racconto intimo, a tratti malinconico che raccoglie frammenti di vite personali con la Storia di quegli anni: lotte operaie, case popolari (occupazione di via della Cacce) restituendoci un affresco romanzato di tutte le declinazioni della sinistra extra parlamentare (Servire il popolo, Lotta Continua, Partito Comunista marxista leninista, ect.).
I partecipanti al gruppo hanno apprezzato il testo soprattutto perché ha saputo restituire la “percezione” dei violenti Anni Settanta al di là delle differenze tra le città di Milano e di Torino: da un lato le istanze di giustizia, i diritti civili e la partecipazione collettiva; e dall’altro lo sconforto della deriva dei movimenti dell’epoca.

R: Una cosa divertente che non farò mai più - David Foster Wallace

Spunti di riflessione del Gruppo di Lettura del giovedì - Biblioteca Parco Sempione

Incontratosi in trasferta -presso l’Archivio di Triennale Milano- il gruppo di lettura ha aperto… con la noia! Perché se a diversi lettori il libro ha divertito moltissimo, per l’indubbio talento stilistico e narrativo di Wallace, ad altri invece ha annoiato: che sia per le note -quasi un ipertesto-, che sia per l’impianto da reportage, c’è chi lo ha finito a fatica o lo ha abbandonato.
O che sia per un effetto voluto, per contagiare il lettore con quella noia che pervade la vacanza in crociera e da cui la macchina del divertimento organizzato (cit.) cerca disperatamente di salvare il cliente senza riuscirvi; tra balli serali, cibo a sfinimento, tiri al piattello, giochi di prestigio il risultato è di una tristezza e una disperazione mortifera.

Il tutto però con la verve di un Wallace, la cui personalità brillante, nevrotica e depressa, non viene celata al lettore ma emerge generosamente dalle pagine del racconto. Chi ha letto altro di lui lo ha riconosciuto. Può sembrare infatti che Wallace si tiri fuori, lui rockstar della letteratura contro il gregge di turisti faciloni, ma non è così. Wallace si mette in gioco, non risparmia autoironia e autocritica, si fa coinvolgere per vedere, anche su se stesso, l’effetto che fa questo precipitato di lusso e vizio americano.

Non è un bell’effetto, ma l’importante è accorgersene per tempo e scendere.

R: Notturno cileno - Roberto Bolaño

Spunti di riflessione del Gruppo di lettura del Giovedì - Biblioteca Parco Sempione

Nel cuore della notte un uomo, Sebastian Urrutia Lacroix, che è prete, critico letterario e scrittore cileno e ha vissuto l’epoca di Allende e Pinochet, è tormentato dagli insulti di un misterioso personaggio, chiamato giovane invecchiato, che lo costringe a ripercorrere le tappe della sua vita piena di condiscendenza e compromessi.

Il romanzo è stato considerato dal gruppo per lo più complicato per la forma, una lunga confessione senza divisione in capitoli e nemmeno in paragrafi, e per la dovizia di citazioni, in buona parte legate alla scena letteraria cilena dell'epoca. Il ritmo serrato della scrittura è stato apprezzato, riesce a rendere la situazione del personaggio quasi delirante e una sorta di mancanza d’aria.

Urrutia non è stato considerato un personaggio piacevole, volutamente crea disagio nel lettore; pare che nella sua vita tutto sia stato riempito dalla letteratura ed è stato notato un contrasto tra questa pienezza e gli ampi spazi vuoti del paesaggio del Cile. La conquista della cultura non ha reso Urrutia immune dall’odio e dalla paura, e il personaggio rimane in balia di un forte dissidio interiore.

Un libro che non lascia indifferenti e può stimolare a cercare chi si nasconde sotto i personaggi romanzati.

R: Maus - Art Spiegelman

Spunti di riflessione del Gruppo di lettura 'del giovedì - Biblioteca Parco Sempione

Parte della discussione del gruppo di lettura -fatto di lettrici e lettori perlopiù non soliti leggere fumetti- è stata proprio dedicata al genere graphic novel, che ha rappresentato per tanti una gradita scoperta. "Come si legge un fumetto?" è stata la domanda più emblematica, e per nulla scontata. Perché Maus è un fumetto di cui ben si segue la trama anche solo leggendo il testo nelle nuvole, salvo poi rimanere così colpiti dal disegno, potente ed essenziale, da tornare indietro a riguardare. A leggere si impara, e anche la sintesi di immagine e testo, con la sua ricchezza, è un linguaggio a cui ci si abitua leggendolo.
Il disegno di Spiegelman, "nero come l'ombra e quindi diventato luce", riesce poi nell'impresa di dare voce all'unicità di ciascuna persona, difetti e manie compresi, raccontandola senza scadere nella tipizzazione, rischio in cui poteva incorrere vista la scelta di rappresentare gli uomini in veste animale. Lo stesso racconto storico è potente, sia ovviamente nella parte biografica (la vicenda del padre deportato) sia in quella autobiografica (il suo travaglio di figlio di sopravvissuti e di scrittore dello sterminio): "sono tutte cose che si sanno già, ma è come se le si leggesse per la prima volta".
Del resto il lavoro di documentazione dell'Autore è stato vasto, lui stesso racconta la realizzazione della sua opera in MetaMaus (https://milano.biblioteche.it/opac/detail/view/mi:catalog:774687), che è stato consigliato in quanto interessante complemento alla lettura del fumetto.

R: Il treno dei bambini - Viola Ardone

Spunti di riflessione del gruppo di lettura del Giovedì - Biblioteca Parco Sempione

Il treno dei bambini è un romanzo che è piaciuto alla maggior parte dei partecipanti: un libro che arriva dritto alla pancia. É stata riconosciuta la buona capacità di scrittura di Viola Ardone, professoressa di italiano e latino: dal ritmo serrato, con un buon incipit, coinvolgente e senza pause. Gradita anche la presenza di elementi dialettali che non hanno appesantito la lettura, come avviene in altri scrittori.
Qualcuno ha notato un cambiamento di registro tra la prima parte, dove il linguaggio è più ricco e immediato, e l’ultima dove invece lascia maggior spazio alla riflessione. Ed è proprio in quest’ultima parte che il protagonista Amerigo “mette in sospensione i sentimenti del suo mondo” (mamma e il quartiere in cui abita) per abbracciare il “desiderio” di suonare il violino e recuperare quella parte di sè che aveva congelato.
Molti non conoscevano l’iniziativa dei cosiddetti Treni della felicità - portata avanti dal Partito Comunista ma voluta fortemente dalle donne partigiane dell’UDI - di regalare alcuni mesi di serenità ai bambini poveri del centro-sud Italia. Questa è stata anche l’occasione per riflettere su come sia illogico che oggi, in una società benestante e “idilliaca”, soprattutto se raffrontata con quella del Dopoguerra, sia più difficile “accogliere” chi è in difficoltà.
Alla fine della serata ci si è chiesti se in Amerigo il senso di colpa abbia caratterizzato la sua vita oppure no?

Maus - Art Spiegelman

Spunti di riflessione del Gruppo di lettura 'del giovedì - Biblioteca Parco Sempione

Parte della discussione del gruppo di lettura -fatto di lettrici e lettori perlopiù non soliti leggere fumetti- è stata proprio dedicata al genere graphic novel, che ha rappresentato per tanti una gradita scoperta. "Come si legge un fumetto?" è stata la domanda più emblematica, e per nulla scontata. Perché Maus è un fumetto di cui ben si segue la trama anche solo leggendo il testo nelle nuvole, salvo poi rimanere così colpiti dal disegno, potente ed essenziale, da tornare indietro a riguardare. A leggere si impara, e anche la sintesi di immagine e testo, con la sua ricchezza, è un linguaggio a cui ci si abitua leggendolo.
Il disegno di Spiegelman, "nero come l'ombra e quindi diventato luce", riesce poi nell'impresa di dare voce all'unicità di ciascuna persona, difetti e manie compresi, raccontandola senza scadere nella tipizzazione, rischio in cui poteva incorrere vista la scelta di rappresentare gli uomini in veste animale. Lo stesso racconto storico è potente, sia ovviamente nella parte biografica (la vicenda del padre deportato) sia in quella autobiografica (il suo travaglio di figlio di sopravvissuti e di scrittore dello sterminio): "sono tutte cose che si sanno già, ma è come se le si leggesse per la prima volta".
Del resto il lavoro di documentazione dell'Autore è stato vasto, lui stesso racconta la realizzazione della sua opera in MetaMaus (https://milano.biblioteche.it/opac/detail/view/mi:catalog:774687), che è stato consigliato in quanto interessante complemento alla lettura del fumetto.

R: La promessa - Damon Galgut

Quattro funerali e una promessa sono i nuclei narrativi di questo romanzo, ambientato nel Sudafrica al tempo della transizione al post-apartheid.

Il romanzo ha spiazzato tutto il gruppo di lettura per la storia narrata e per la scrittura. Quest’ultima è insolita e ha qualcosa di teatrale: cambia spesso soggetto narrante, in certi punti si rivolge direttamente a chi legge; sembra allontanarsi per qualche paragrafo da tutta la vicenda familiare, concentrandosi su particolari che sembrano inutili, ma solo per allargare la sensazione di forti contrasti che, infine, si riducono a una condanna al non cambiamento.

Anche i dialoghi sono inseriti nel testo senza una punteggiatura facilmente individuabile. Questo forte straniamento e contrasto, che in alcuni casi ha rafforzato la lettura stessa, ha lasciato una curiosa e condivisa difficoltà da parte di tutto il GdL a riuscire ad attribuire facilmente il colore della pelle ai personaggi, dato purtroppo importante e fondamentale per un libro che affronta una storia familiare, privata, ma per forza di cose collettiva.

Condivisa anche la sensazione di una storia senza via d'uscita, nella quale la promessa, anche qui privata e collettiva, è l'unica protagonista e condanna. Non c'è un intento politico palese, ma una fotografia e uno spaccato di una società, dominata da fatalismo e disfattismo e dove quasi nessuno fa nulla per mantenere la promessa di cambiamento, giustizia e pacificazione. Un fallimento intergenerazionale e intragenerazionale, "si gira pagina, passano nove anni, ma non te ne accorgi, tutto è uguale".

I personaggi "non sono considerevoli nella cronologia nella quale vengono collocati". Singolarmente hanno qualche aspetto positivo, la combinazione invece è fallimentare, sono negativi, ma "non sono grandi nel male, sono degli omuncoli". Si è fatto cenno addirittura alla psicogenealogia: le situazioni non risolte si tramandano tra generazioni. Ma dove si è inceppato il meccanismo?

Un albero cresce a Brooklyn - Betty Smith

Spunti di riflessione del Gruppo di Lettura del giovedì - Biblioteca Parco Sempione

Il romanzo di Betty Smith vuol essere un bellissimo affresco della Brooklyn di inizio secolo.
La descrizione del quartiere popolato da individui provenienti da paesi diversi pone l’accento su molti aspetti : primo fra tutti la fatica della povertà da cui è arduo il riscatto. Una povertà che non è “miseria senza soluzione” se lo raffrontiamo con un altro grande romanzo qual’è Le ceneri di Angela di Frank McCourt. Un riscatto che, in questo romanzo, avviene solo tramite l’”istruzione” (parola che non a tutti è piaciuta). È grazie all’istruzione che la protagonista, Francie Nolan, riesce a superare “il gap dell’isolamento”. A volte però è necessario costruire una realtà anche tramite una bugia, in grado di essere più accettabile: “la menzogna arriva quando abbisogna” riporta un nostro lettore.

Un altro aspetto del libro è senz’altro la questione dell’immigrazione: Brooklyn è un quartiere ghettizzato, gli espatriati sono considerati in modi diversi, in base alla provenienza. La condizione di immigrato in terra straniera non rende tutti uguali ma anzi stratifica le differenze. Quel sogno americano è in realtà un’utopia per la maggior parte degli abitanti di Brooklyn.

L’analisi dei personaggi è precisa e dettagliata ed ogni relazione è ben descritta. In particolare il rapporto tra Francie e la madre Katie: se a volte appare conflittuale (la predilezione per il figlio, preferenze che “se le vive tutte”) in altre risulta alquanto moderno (la confessione della mancata notte con il ragazzo militare).
Insomma un libro che è piaciuto alla maggior parte dei partecipanti.

L'evento - Annie Ernaux

Spunti di riflessione del Gruppo di Lettura del giovedì - Biblioteca Parco Sempione

Rilevante nel romanzo è il suo stile neutrale, quasi distaccato, ma che proprio per questo riesce a responsabilizzare il lettore, a suscitare un senso di protezione e di consapevolezza sociale.
Si avverte che la scrittura è rivolta a chi legge, che non si tratta solo di un dialogo dell'Autrice con se stessa. La parola è dunque strumento di salvezza, per chi testimonia e per chi riceve la testimonianza.

Specifico di questa autobiografia è che in Ernaux non c'è il tema della scelta (tengo il figlio? non lo tengo?), fin dall'inizio lei non manifesta dubbi, perché legittimamente non ne ha. Una differenza rispetto a come è spesso raccontato il vissuto dell'aborto, una differenza che ha reso difficile, ad alcune partecipanti, empatizzare appieno.

"Come maschi" hanno detto dei lettori "si prova un senso di difetto, di impotenza". Difetto per l'incapacità di sentire nell'intimo la natura che vive nel femminile, in difetto perché persone la cui componente sociale e di realizzazione di sé non è mai ostacolata o ritardata dalla natura.
Ma leggere serve proprio a prendere coscienza e, se anche non si arriva a sentire fin nell'intimo, è la responsabilità individuale e sociale quanto basta per tutelare ed estendere i diritti.

Nota di colore giallo: a tratti questo libro ha qualcosa in comune coi polizieschi, per l'attenzione alla ricostruzione tramite dettagli, per la ricerca di nomi, luoghi, indirizzi. L'esattezza del ricordo è tutto, recuperare dalla memoria è un dovere di verità.

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