EMANUELA IOLANDA FEDERICA BOTTER

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Il teatro dei sogni - Andrea De Carlo

Una giornalista televisiva di programmi trash pomeridiani scopre per caso un teatro in pietra nella proprietà di un marchese, e lo scoop attira immediatamente gli appetiti di politici, giornalisti, esperti, tutti a gara per approfittarne e ottenere notorietà.
De Carlo, con il suo stile inconfondibile, spara a zero sui politici diventati burattini nelle mani degli esperti di comunicazione; sulla (dis)informazione perpetrata dal giornalismo, che vive di scoop -non importa se falsi- pur di ottenere visibilità; sui social, non c'è bisogno di spiegare il perché; denunciando come ignoranza, sciatteria e arroganza siano diventate le armi da usare per ottenere il consenso delle masse.
Mi auguro che "Il teatro dei sogni" non venga tradotto in altre lingue, perché l'Italia non ci fa una gran bella figura.

Zero Zero Zero - Roberto Saviano

Non amo molto i romanzi di Roberto Saviano, hanno uno stile che non mi convince. E anche lui scrive "E se avessi fatto diversamente? Se avessi scelto la via lineare dell'arte? Una vita da scrittore che qualcuno definirebbe puro, per esempio, con le sue paturnie, le sue psicosi, la sua normalità. Racconta storie ispirate, arrovèllati su stile e narrazione. Non l'ho saputo fare. Mi è capitata la vita del fuggiasco, del corridore di storie, del moltiplicatore di racconti." (pag. 436/437)
È quando si impegna in reportages che mi appassiona, da "Gomorra" in poi: è nel raccontare la cronaca criminale che a mio avviso risulta più convincente, con una prosa incalzante e uno stile potente.
In "Zero zero zero" si parla di tutte le sfaccettature della cocaina, dei suoi legami con tutti i rami dell'imprenditoria (banche incluse), del suo potere corruttore in tutti i rami dello Stato, della violenza dei cartelli sudamericani.
E ha uno degli incipit più fenomenali che mi sia capitato di leggere ultimamente, quattro pagine al fulmicotone.
Lo farei leggere a tutti i consumatori della polvere bianca, li metterei davanti alla loro complicità, con le loro sniffate, in mafia, illegalità, uccisione di persone innocenti, torture, guadagni milionari completamente esentasse.
Forse domani smettono.

Il vento idiota - Peter Kaldheim

Negli anni '80 Peter scappa da New York e attraversa gli Stati Uniti in autostop, con i Greyhound e saltando sui treni merci: la laurea con lode in letteratura è un ricordo offuscato dell'abuso di cocaina, e si ritrova a bazzicare fra mense dei poveri e notti sotto i ponti, incontrando un'umanità varia e solidale.
Un bel racconto autobiografico (pubblicato dopo più di vent'anni come cuoco) che fa sperare nella generosità dell'animo umano.

La dittatura dei dati - Brittany Kaiser

Si legge come un thriller, ma è il diario dell'autrice durante la sua collaborazione a Cambridge Analytica, la società di consulenza che, grazie all'acquisizione e alla manipolazione dei dati degli utenti dei principali social network (in primis Facebook), ha pilotato elezioni in tutto il mondo: Trump 2016 e Brexit fra i loro successi.
"Non si vincono campagne con i fatti, ma con le emozioni" dichiara Alexander Nix, CEO di CA: peccato che le emozioni su cui si ottengono maggiori successi siano la paura e l'odio.
Orwell si è sbagliato di una trentina d'anni quando prevedeva il grande fratello, e il suo incubo è diventato realtà, a cui tutti sottostiamo inconsapevoli e divertiti.
Io mi chiedo: ma possibile che tutte le più importanti innovazioni dell'uomo (dall'energia atomica in avanti) abbiano più successo in campi riprorevoli (guerre, dittature, controlli economici e compagnia cantante) piuttosto che in attività che migliorino la società?

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