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Vivere o niente - Vasco

Il miglior Vasco dai tempi di "Liberi... Liberi" (1989). Sofferente, incazzato col mondo, si racconta senza filtri, limitando al massimo le ballate e introducendo una vena rock tiratissima dall'inizio alla fine come non si sentiva da più di vent'anni. Si riscopre rocker a 59 anni, e la band gira ai massimi livelli. "Vivere non è facile" (brano in cui la vita viene definita inutile) o "Vivere o niente" (il ritornello recita, lapalissianamente, "Io sto male") sono brani di valore altissimo, e anche quando scherza, ma mica tanto, come in "Manifesto futurista della nuova umanità" o "Prendi la strada" non delude. Da segnalare la riuscitissima "L'aquilone", con tanto di citazione di "Vado al massimo". Stef Burns scrive la delicatissima "Stammi vicino". Vasco colloquia con i suoi fans tramite clippini, come li chiama lui, su Facebook ed è, giustamente, record di vendite.

I vitelloni - un film di Federico Fellini

Sapido ritratto della provincia romagnola, anche se le location sono toscane e laziali, in cui il giovane Fellini, al suo secondo film e mezzo, centra finalmente il successo di pubblico e di critica, imponendo alla produzione la presenza di Alberto Sordi all'epoca inviso ai cinematografari romani. Un amarcord tenero e mai banale, disinvolto e trasognante, con un finale che prende alla gola e non si dimentica facilmente. Leone d'argento a Venezia, all'epoca il Leone d'oro non venne assegnato, e consacrazione definitiva dei topos narrativi e figurativi del futuro Fellini (le passeggiate sul lungomare d'inverno, la festa di Carnevale, il celebre "Lavoratori!" gridato da Sordi ad un gruppo di operai). A volerne dire (fin troppo) bene, il più bel Fellini di sempre.

Aliens - directed by James Cameron

Vorticoso remake del classico di Ridley Scott, pieno zeppo di trovate visive e ritmo forsennato. Non è adatto agli stomaci troppo deboli, e non ha nemmeno la classe del capostipite, ma è senza dubbio cinema di ottima fattura. Voto: 6/7

Paddington - scritto e diretto da Paul King

Basandosi sui famosissimi libri illustrati di Michael Bond, Paul King realizza, a sorpresa, un capolavoro pop e rutilante tra i più alti esempi di cinema d'intrattenimento intelligente di tutti i tempi. Azzecca il cast, impreziosisce il film di citazioni di qualsiasi tipo (007, Mary Poppins, Mission: Impossible), utilizza al meglio gli effetti speciali (Paddington creato in CGIA è un miracolo di tecnica e di vivacissima umanità) e condisce il tutto con un umorismo british di primissima classe. La messa in scena è, a tratti, persino epica (la stazione di Londra in versione notturna mette i brividi), il comparto tecnico (la fotografia in primis) è di un livello incredibilmente alto. E il ritmo è di quelli da treno in corsa a 300 km/h. Un capolavoro, ma anche il secondo non scherza.

Nausicaä della valle del vento - un film di Hayao Miyazaki

Primo film maturo di Miyazaki (se si esclude il "Castello di Cagliostro" di cinque anni prima), ha già in nuce tutti gli elementi più classici della poetica dell'autore: il volo come forma di libertà e comunicazione; l'aberrante distruzione della natura perpetrata dall'uomo; l'ecologismo come forma di salvezza naturale. Ambientato in un mondo post-apocalittico, trae spunto da un celebre manga orientale sostanzialmente sconosciuto (fino ad allora) da noi. Forse la carne al fuoco è troppa, e spesso il ritmo sembra spezzarsi a favore di intrecci di trama non particolarmente intellegibili, ma la sostanza è densa, il racconto a tratti appare epico e il finale è uno dei migliori del celebrato studio Ghibli. Splendidi i disegni dei costumi. Un classico.

Il re Leone 2 - regia di Darrell Rooney, Rob LaDuca

Seguito del celebre film del 1994, uscito a quattro di distanza. La trama è schematica, prevedibile e fin troppo semplicistica (leonessa cattiva impartisce lezioni d'odio al figlio il quale si innamora della figlia del buono, Simba nel nostro caso) e i rimandi al capostipite, a volte, sono fin troppi. Manca l'epicità, la grandezza che fecero le fortune del primo film (si veda il prologo sbrigativo), mancano, ma era già un difetto della precedente opera, le battute giuste a Timon e Pumbaa, ancora troppo sacrificati. Ma è da vedere: l'animazione è di ottimo livello; le "pesantezze" del capostipite (citazioni da Leone, Kurosawa) spariscono (ma Shakespeare rimane, se là era l'Otello qui è Romeo e Giulietta) e il tutto appare, seppur più etereo, anche più gioiosamente leggero e figure minori come Zazu e Rafiki qui assumono un'importanza, quasi, strategica. Frettoloso il finale, un po' superflue le canzoni (troppe, specie nel secondo tempo) se si esclude la trascinante "Upendi". Il ritmo comunque è altissimo. Distribuito originariamente solo nel circuito televisivo, viene commercializzato nel 2008. Ne esiste anche un terzo seguito: dimenticabile.

R: La famosa invasione degli orsi in Sicilia - un film di Lorenzo Mattotti

Dal celebre racconto di Buzzati destinato ai ragazzi, un'opera sorprendente e inedita nel panorama d'animazione italiano. Rendere chiare, o comunque esplicite, le innumerevoli metafore dell'opera originale (il dovere di tramandare tradizioni secolari ai più giovani; l'abuso del potere; le difficoltà di tolleranza tra etnie diverse) era impresa ardua, il regista, esordiente, riesce a far conciliare spettacolo e sostanza grazie all'uso intelligente della grafica (solo apparentemente spartana) e una narrazione che, specie nel primo tempo, riesce persino a trovare sprazzi di commozione. Molto azzeccate le voci dei doppiatori. Sei anni di lavoro, e un flop epocale, con conseguente chiusura di Prima Linea, la casa di produzione del film. Nel suo genere, un unicum.

Pirati! - directed by Peter Lord

Creato a passo uno, come nella tradizione della Ardman (gli stessi di "Wallace & Gromit") con scenografie digitali, è uno scatenato cartoon piratesco che non disdegna persino la satira storica, da Charles Darwin, vero co-protagonista del film, a Jane Austen, passando dal l'Elephant Man di lynchiana memoria. Rutilante, divertente, a tratti geniale (la scimmia muta), sorprendente (la regina Elisabetta è una specie di Kill Bill ante-litteram), si spegne ogni tanto quando dall'azione passa alla gag di parola, ma è un gioiellino raffinato di indiscussa classe. Azzeccato, una volta tanto, il doppiaggio italiano.

Frozen - [regia di Chris Buck, Jennifer Lee

Il cartoon dei record (il maggior incasso di sempre a firma Disney) non è certo un capolavoro. L'ambientazione algida e nevosa ha origini antiche e ben più nobili, la trama si sviluppa in modo fin troppo convenzionale e i personaggi di contorno (il pupazzo di neve Olaf) appaiono inconsistenti sia narrativamente sia tecnicamente. Funzionano invece le canzoni e l'orgoglio caparbio della protagonista, vera eroina femminista disneyana (sul solco di ciò che fu Mulan anni prima) in grado di tenere testa, a volte fin troppo risolutamente, a maschi bamboccioni o aridi di cuore. A suo modo un classico.

Cicogne in missione - directed by Nicholas Stoller, Doug Sweetland

A firma Warner un cartoon originale e, a tratti, persino commovente. L'assunto di partenza è semplice: le cicogne, causa reiterati pericoli di consegna, non trasportano più bambini ma oggetti di uso quotidiano, una specie di Amazon dei cieli. C'è chi però, un bambino trascurato dai genitori, manda una lettera alle cicogne chiedendo un fratellino. Si scatena il putiferio. I più piccoli si divertiranno moltissimo nel seguire le avventure on the road della cicogna incaricata (suo malgrado) della consegna e della piccola "cucciola umana" che avrà al suo fianco, i più grandi scorgeranno fra le righe la velata, ma non troppo, critica alla commercializzazione di prodotti di massa. Forse non tutti i personaggi sono di pari spessore (il cattivissimo proprietario della compagnia di spedizioni si conquista il gran finale ma non convince quasi mai) ma è un prodotto che, quantomeno, non batte le solite strade dei cartoon classici. E, pur senza esagerare, spesso sorprende.

Sing - written and directed by Garth Jennings

Divertentissimo, e coloratissimo, cartoon targato Universal che, in un sol colpo, si fa musical, commedia e, piccolo, dramma senza mai soffrire né di troppa abbondanza né di cali di ritmo. In un mondo animalesco stile "Zootropolis" si affacciano al mondo dello show-business un elefantessa affetta da timidezza cronica, un topolino crooner, una coppia di ricci rock, due maialini intrattenitori nati, un cucciolo di gorilla simil Elton John, tutti guidati dall'impresario teatrale Buster Moon, un koala pasticcione, e la sua antiquatissima segretaria, una lucertolona miope. Colpi di scena e un finale da pelle d'oca. Imperdibile.

Soul - regia di Pete Docter

Robusto, e financo inquietante, prodotto a firma Pixar assai più spinto del coevo "Inside Out". La felicità e la realizzazione professionale passano, quasi senza alternativa, dall'incontro con la morte. Un film adulto, a tratti forse un po' troppo inutilmente complesso, in grado, a sprazzi, di far ridere amaro nonostante la presenza di un cagnolino (nemesi del protagonista) e una band jazz da far invidia a quella "gattara" de "Gli Aristogatti". Colonna sonora di altissimo livello. Un capolavoro, quasi.

Rapunzel - [regia di Nathan Greno, Byron Howard]

Il cartoon Disney dell'epoca moderna. La principessa non aspetta il principe, o meglio non sa di aspettarlo, e nemmeno ne è affascinata alla vista. Tecnicamente esaltante (la chioma della protagonista è un capolavoro di CGA e, come il genio di Aladdin, può conservare mille sorprese(, è un accumulo, mai disordinato, di gag a rotta di collo e battute al fulmicotone. La parentesi musicale nella taverna è uno spasso. Grande successo negli Usa, curiosamente meno da noi.

Azur e Asmar - un film di Michel Ocelot

Fiaba delicatissima, e coloratissima, di marcato stampo francese (il regista è l'artefice del precedente "Kirikù e la strega Karabà") capace di sviluppare, con apparente semplicità, temi di altissimo valore morale e sociale: la tolleranza tra popoli, il potere delle tradizioni, il coraggio di ribaltare atavici, e superamenti, convincimenti popolari. Esteticamente affascinante, e un po' straniante, utilizza al meglio la forma della tradizione araba e la innesta in un contesto semi occidentale. Un capolavoro, o quasi.

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