CARMELA PAPARELLA

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Sonata a Kreutzer - Lev N. Tolstoj

Nello scompartimento di un treno, un uomo racconta a uno sconosciuto di aver ucciso la propria moglie, convinto che lei lo tradisse.

La narrazione in prima persona diventa un viaggio introspettivo nella mente dell'assassino. Nel ripercorrere il tormento, i dubbi e i sospetti che l'hanno portato a compiere quel gesto estremo in preda al furibondo mostro della gelosia, con profonde considerazioni filosofiche egli si interroga sull'amore, le passioni, il matrimonio, la famiglia e il ruolo della donna.

E seguendo questo percorso mentale, tra acuti ragionamenti e sospettose immaginazioni, il femminicidio viene descritto come un atto di straordinaria lucidità e non come il frutto di un momento di follia.

'Ma la cosa terribile era che io mi attribuivo un pieno e indiscutibile diritto sul corpo di lei, come se si fosse trattato del mio proprio corpo, e allo stesso tempo sentivo che io non ero in grado di dominare quel corpo, che esso non era mio e che lei invece poteva disporre di esso come le pareva meglio, e nella fattispecie voleva disporre diversamente da come volevo io."

La preziosa penna di Tolstoj tratteggia un profilo impeccabile del protagonista, purtroppo sempre attuale.

L'usignolo

“È difficile dimenticare. E io non perdonerò mai. … Ma l’amore deve essere più forte dell’odio, altrimenti non ci sarà futuro per noi.”

Ambientato in Francia durante la seconda guerra mondiale, questo romanzo racconta la storia di due sorelle, profondamente diverse ma altrettanto coraggiose. Vianne e Isabelle combattono, ciascuna a modo proprio, la propria resistenza all’occupazione nazista, rischiando la vita e pagandone le dolorose conseguenze.

La trama è molto coinvolgente e nella sua attualità ci riporta alle guerre e ci ricorda che anche nelle situazioni più difficili l’importante è non restare indifferenti, perché ognuno può fare la propria parte, con piccoli o grandi gesti, in base al proprio carattere e alle proprie attitudini.

Una storia capace, oggi più che mai, di suscitare profonde emozioni: rabbia, paura, orrore, ma anche solidarietà e speranza.

Una storia che sottolinea il ruolo delle donne e l’importanza delle figure femminili durante le guerre, troppo spesso trascurate “Per noi è stata una guerra nell’ombra. Non ci sono state parate per noi quando è finita, nessuna medaglia o menzione nei libri di storia. Durante la guerra abbiamo fatto ciò che dovevamo, e quando è cessata, abbiamo raccolto i cocci e ricominciato le nostre vite da capo.”

R: Come d'aria - Ada d'Adamo

Daria è una bambina disabile accolta dai genitori con amore incondizionato, nonostante le difficoltà. Difficoltà che si moltiplicano quando alla mamma viene diagnosticato un tumore. Tanta sofferenza ma anche tanto amore e gratitudine in questo libro che mi ha fatto entrare nella pelle dell’autrice. “Brevi attimi di felicità fioriscono tra le pieghe dei giorni. Durano un istante, ma è grazie a questi istanti che si può andare avanti.”

Senza dirci addio - Giampaolo Simi

Giampaolo Simi, attraverso i dialoghi, è capace di far letteralmente “parlare” i suoi personaggi con brillanti scambi di battute che ne definiscono il carattere.

L’affascinante giornalista Dario Corbo è intelligente, attento, riflessivo e nello stesso tempo istintivo e capace di colpi di testa esagerati pur di seguire le sue convinzioni.
In quest’ultimo libro della serie che ha come protagonisti Dario e la misteriosa Nora Beckford, lui si trova a fare i conti con la morte della sua ex moglie, apparentemente uccisa da un pirata della strada, e decide di investigare “a modo suo”, mentre i rapporti con il figlio e con Nora si deteriorano proprio a causa delle indagini.

Mi è piaciuto e… aspetto il prossimo!

R: Leggere Lolita a Teheran - Azar Nafisi

Mi ha emozionato molto il passaggio in cui l’insegnante si arrabbia pensando che le studentesse avessero copiato il compito.

“Ma i colleghi sostenevano che succedeva spessissimo: le ragazze imparavano a memoria tutto ciò che gli insegnanti dicevano e poi lo ripetevano senza cambiare una virgola.

Mi presentai a lezione furibonda; è stata una delle poche volte nella mia carriera in cui non mi sono sforzata di nascondere la rabbia. Ero giovane e inesperta, pensavo che su certi criteri non ci fosse nemmeno da discutere. Ricordo che esordii dicendo alle ragazze che sarebbe stato meglio se avessero copiato – almeno, copiare richiedeva una certa inventiva -, ma ripetere le mie stesse, identiche parole, senza metterci niente, dico niente di loro… Insomma, più parlavo, più mi convincevo di esser nel giusto. La mia era quel tipo di proba indignazione di cui si finisce per andare fieri, che si porta con sé a casa per mostrarla ad amici e familiari.

Mi ascoltarono tutte in silenzio, anche quelle innocenti. Le congedai prima del tempo, ma qualcuna rimase in aula a difendersi. Erano docili anche nelle loro suppliche: volevano essere perdonate, non sapevano come comportarsi in altro modo, quello era ciò che la maggior parte degli insegnanti si aspettava da loro. Due scoppiarono a piangere. Che cosa ci potevano fare? Le avevano abituate così. Fin dal primo giorno di scuola erano state educate a imparare tutto a memoria, perché le loro opinioni non contavano niente.”

L'Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre - Marilù Oliva

Questo libro racconta l’Odissea da una nuova prospettiva, attraverso le voci di donne che hanno fatto parte della grande avventura di Ulisse.

L’autrice si è mantenuta fedele al testo originale e pur volendo allargare lo sguardo sulle figure femminili, al centro rimane sempre lui, Ulisse, uomo dalle mille virtù, mito senza tempo col fascino del suo viaggio. Calipso, Euriclea, Circe e tante altre, attraverso i loro occhi, ci fanno vedere bellezza, intelligenza, coraggio e astuzia di un uomo diverso da tutti gli altri. E poi naturalmente c’è Penelope, la bellissima e affascinante regina che attende il ritorno del marito.

Si poteva osare di più nell’introspezione delle protagoniste, che rimangono sempre all’ombra del grande eroe, ma comunque il libro mi è piaciuto, l’ho trovato moderno e originale.

La simmetria dei desideri - Eshkol Nevo

Quattro amici fraterni, appassionati di calcio, si incontrano per guardare in TV la finale della coppa del mondo e a un certo punto uno di loro lancia un’idea: “Quello che ho pensato, ha detto, è che ognuno potrebbe scrivere su un bigliettino dove sogna di ritrovarsi tra quattro anni. Dal punto di vista personale, professionale. Da tutti i punti di vista. E ai prossimi Mondiali apriremo i biglietti e vedremo cos'è successo nel frattempo.”

Nei quattro anni successivi, molte cose cambiano nelle vite dei giovani protagonisti, al punto che nessuno di loro realizza il proprio desiderio, ma in una situazione “meravigliosamente simmetrica”, ciascuno si è spostato a realizzare il desiderio del suo amico.

È una storia di amicizia profonda, di amori e tradimenti, di gioie e dolori, speranze e delusioni. Ma è soprattutto una storia sul cambiamento, sulla possibilità, la legittimità e talvolta la necessità di cambiare.

Questo romanzo insegna che non si può diventare schiavi dei propri desideri. La vita scorre, gli eventi ci trasformano e con noi anche i nostri sogni cambiano. E se riusciamo ad entrare in sincera sintonia con noi stessi, ascoltandoci senza pregiudizi e con apertura verso il cambiamento, possiamo realizzare cose straordinarie che nemmeno sapevamo di desiderare.

“Ci poniamo delle mete, ne diventiamo schiavi. Siamo talmente impegnati a realizzarle, che non ci rendiamo conto che nel frattempo sono cambiate.”

Mi è piaciuto tantissimo. Con la scrittura in prima persona, il ritmo narrativo, la punteggiatura, Eshkol Nevo crea grande empatia. L’intensità con cui vengono descritte le emozioni mi ha portato nella testa e nel cuore del personaggio.

Il legame tra i quattro amici è puro, semplice e solido. Anche quando gli equilibri vengono messi a dura prova. Essenziale, come sa essere un rapporto tra maschi che condividono il piacere di guardare una partita di calcio, andare a un concerto e fare un viaggio insieme. Con la consapevolezza di esserci sempre, nei momenti importanti, senza il bisogno di troppe parole.

“Ma è proprio questa la definizione dell’amicizia, no? Un’oasi che ci permette di dimenticare il deserto… o… una zattera le cui assi si tengono unite. O… un piccolo staterello circondato dai nemici. Non credi?”

Una storia bella e densa di significati, che mi ha lasciato una dolce sensazione di fiducia nel prossimo e nella vita. Perché tutto può sempre cambiare quando hai accanto le persone giuste e sai aprirti al cambiamento.

La porta - Magda Szabó

Solo una grande autrice poteva scrivere un libro così.

Nelle prime pagine viene anticipato il tragico finale, creando curiosità e interesse. La scrittrice parla in prima persona e si sente responsabile della morte di Emerenc, la domestica con la quale si è instaurato un legame tanto profondo quanto conflittuale.

“… avrei voluto correre per raggiungere la vecchia, ma mi trattenni, pensando che dovevo farle perdere l’abitudine di dimostrare il suo attaccamento nei miei confronti con i metodi più folli, senza un minimo di disciplina. Oggi, però, ho capito una cosa, che allora ignoravo: una passione non si può esprimere pacatamente, disciplinatamente, morigeratamente, e nessuno può definirne la forma al posto di un altro.”

Emerenc è molto riservata e nasconde un segreto dietro la porta di casa, che nessuno può oltrepassare.

La trama è semplice. A parte pochi (ma intensi) episodi, si svolge quasi interamente intorno alla vita quotidiana delle due donne. Scorre a ritmo lento, apparentemente piatto.
Ma è proprio questa la bravura dell’autrice, riuscire a delineare perfettamente, nei piccoli gesti del quotidiano, i caratteri delle due protagoniste, i rispettivi sentimenti, la fortissima difficoltà a comunicare e soprattutto l’evoluzione del loro rapporto.

“Neanche quando il tempo cambia all’improvviso il sole sbuca dalle nubi grigie in modo così inaspettato e illogico. Sorrise e mi resi conto, solo in quel momento, quanto raramente sorridesse.”

La famiglia Aubrey - Rebecca West

Scritto con stile impeccabile e ironia pungente, questo romanzo racconta la vita di una singolare famiglia inglese, povera di denaro ma tanto ricca di talento, intelligenza e sensibilità.

“Era lampante per noi che nostro padre fosse nuovamente caduto in preda della disperazione per la situazione in cui versava il mondo, e che ancora una volta aveva deciso di mettere da parte uno strumento inutile come l’intelletto e affidarsi al caso, che immaginava essere alla base del successo di coloro che avevano un tipo di intelligenza diversa dalla sua.”

“È davvero incredibile vedere come quella sua mente semplice abbia escogitato questo stratagemma per difendersi dalla disperazione. Le menti più complesse invece non godono di queste difese. Un pensiero che sia degno di essere chiamato tale non ha pietà di se stesso: questa, per quanto spaventosa, è la prova del suo valore.”

Tasmania

Non riesco proprio a capire il successo di questo libro! L’ho trovato noioso, senza trama, con una serie di personaggi e storie messi insieme in maniera confusa. Vuole parlare di crisi: climatica, di coppia, relazionale, di carriera. Crisi di ispirazione del protagonista alle prese con la scrittura di un libro sulla bomba atomica. Si intuisce la vena autobiografica. Sono rimasta molto delusa perché di Paolo Giordano avevo invece amato “La solitudine dei numeri primi”.

Le nostre anime di notte - Kent Haruf

Un uomo e una donna ultra settantenni, vedovi, trascorrono le notti insieme. Decidono di tenersi compagnia, perché la notte è il momento peggiore per le persone sole.

Dalla proposta un po’ stravagante fatta dalla donna al suo vicino di casa, nasce tra i due una relazione molto particolare di intimità, amicizia e amore che però non è ben vista né dai rispettivi figli, né dai compaesani pettegoli e bigotti.

Ma i due protagonisti di questo delicatissimo romanzo sono determinati a viversi liberamente sentimenti ed emozioni, e viversi con urgenza, tra un ‘prima che sia troppo tardi’ e un ‘ormai è troppo tardi’.

Bellissimo!

“Adoro questa cosa. È meglio di quel che speravo. È una specie di mistero. Mi piace per il senso di amicizia. Mi piace il tempo che passiamo insieme. Starcene qui al buio di notte. Parlare. Sentirti respirare accanto a me se mi sveglio.”

“Ancora non ci siamo capiti, vero? Non voglio starmene qui da sola a rimuginare come fai tu, a risolvere le cose per conto mio. Voglio che tu venga qui, così possiamo parlare.”

L'uomo che morì due volte

Intelligenti, brillanti, ironici, avventurosi... Gli ultra settantenni protagonisti del 'club dei delitti del giovedì' sono impegnati a risolvere un nuovo caso di omicidio dove nulla sembra davvero essere ciò che appare.

"Sto imparando che ogni tanto è importante fermarsi, bere un bicchiere e fare due chiacchiere con gli amici, anche se tutt'intorno cominciano a impilarsi i cadaveri. E di recente non ce ne sono mancati, di cadaveri impilati.
È ovvio, é solo un gioco di equilibrismo, ma l'indomani le salme sono ancora lì, e almeno non ti sei rovinato il piacere di mangiarti una pizza."

Spatriati - Mario Desiati

Claudia e Francesco si conoscono sin dai tempi della scuola e sono uniti da un legame speciale, anche se hanno modi opposti di vivere la vita.
Lei è sempre alla ricerca di nuovi stimoli in giro per il mondo. Cambia città, cambia lavoro, cambia partner, si mette continuamente in discussione.
Lui, invece, preferisce vivere tranquillo a Martina Franca, immerso nella tradizione con la solidità delle sue radici.

La contrapposizione tra il mondo pugliese, dove emergono arretratezza, malaffare e mancanza di prospettive e i mondi vissuti da Claudia, dove invece si aprono infinite opportunità e tutto sembra possibile senza alcun limite, è a mio avviso eccessiva.
“Qui c’è gente che odia tutto quello che non è e mai potrà essere: gli stranieri, le persone liberate, le persone che hanno studiato, le giovani donne e noi che siamo andati via.”

Nonostante i luoghi comuni, il libro esprime bene il concetto di ‘spatriato’, uno status dell’anima, un modo di essere che appartiene sia a chi è andato a vivere lontano dalle proprie origini, sia quelli che hanno scelto di fermarsi, o tornare.
“’Tornato ma sempre spatriato’, dicono, alludendo al fatto che non ho una moglie, un figlio, un lavoro certo, ma solo una valigia sempre pronta. Sono un disperso. Un interrotto, secondo la loro idea di mondo.”

R: I miei piccoli dispiaceri - Miriam Toews

Elf ha tutto per essere felice: bellezza, talento, successo, marito e famiglia che la amano profondamente. Ma desidera soltanto morire. Così come suo padre, suicidatosi sotto un treno.
Yoli, la sorella di Elf, tenta in tutti i modi di farle tornare la voglia di vivere.

Non è facile accettare che la nostra idea di felicità non sia la stessa delle persone che amiamo.

Il libro è molto intenso e toccante. Si sente che è una storia vissuta sulla pelle e raccontata con dolore. Ho apprezzato molto lo stile della Toews, in particolare i dialoghi incorporati nel flusso narrativo.

E tra le righe ho trovato anche bellissime parole dedicate all’amore per la lettura:
“Erano mio padre e mia sorella che insistevano costantemente perché io e mia madre leggessimo di più, perché trovassimo conforto nei libri, perché placassimo brame e dolori con parole e ancora parole. Scrivi tutto, diceva mio padre quando andavo da lui in lacrime per dio sa quale piccola ingiustizia, e tieni, leggi questo, diceva mia sorella lanciandomi qualche tomo quando le facevo domande tipo, La vita è una presa in giro?”

R: Quella metà di noi - Paola Cereda

Matilde è un’insegnante in pensione che decide di fare la badante. Agli occhi di sua figlia, la scelta è dettata dalla noia, è un capriccio.
“Allora, hai deciso? Passo da te o mi fai subito un bonifico? Mi stai ascoltando? Ti dicevo che mi servono quei soldi. Sono solo settantamila. Euro! Se non vuoi sbloccare i tuoi investimenti, puoi vendere l’alloggio. Significa che non venderai? È un no? Il tuo è un no? Non puoi aiutarmi? Non vuoi?
Tu esisti per soddisfare i miei bisogni, per vivere una vita secondaria. È a questo che servono le madri.
E aveva riattaccato.”
In realtà, Matilde nasconde una doppia vita che non riesce a confessare a sua figlia.
Mi è piaciuto molto lo stile asciutto e diretto con cui Paola Cereda scava nei segreti dei personaggi di questo romanzo, stuzzicando la curiosità, pagina dopo pagina.
Perché “siamo tante persone quante sono le vite che attraversiamo”. Ognuno di noi è una complessità che contiene al proprio interno tante verità, tutte differenti e ugualmente importanti.
E c’è un abisso tra ciò che siamo e come ci vedono gli altri, anche se gli altri sono coloro che più amiamo.

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