FEDERICA CERVINI

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Succede sempre qualcosa di meraviglioso - Gianluca Gotto

Alla morte del nonno a cui era legatissimo, Davide sprofonda in una forte depressione – anche per la concomitante perdita del lavoro e per essere stato lasciato dalla storica fidanzata.
“Nel giro di un anno ero passato dall’essere un giovane neolaureato di belle speranze al diventare uno dei tanti giovani che non studiano né lavorano. Dall’essere un ragazzo innamorato della sua fidanzata e pronto ad andare a vivere con lei, al diventare la persona più solitaria di questo mondo”.
Spinto da una lettera in cui il nonno gli confida le sue ultime volontà, Davide parte per il Vietnam alla ricerca di Guglielmo, un amico del nonno di cui in famiglia nessuno conosceva nemmeno l’esistenza.
Con Guglielmo / Guilly, Davide compirà un incredibile viaggio in moto, intenso soprattutto dal punto di vista emotivo.

“Questa è la tua realtà, qui ed ora. Ed è l’unica cosa che conta.
Non pensare alla tappa successiva, né a quelle che verranno ancora dopo. Non pensare a ciò che hai già fatto e visto, perché questo viaggio si muove in una sola direzione: avanti.
(…) Sta sempre succedendo qualcosa. Il fiume scorre sempre. Scorri con la vita, non ti impuntare, non ti opporre.
Capirai che sta sempre succedendo qualcosa di meraviglioso, sempre”.

La voce del buio - Gigi Paoli

Sono ormai 12 anni che si ripete la tragedia: di notte alcuni anziani ospiti di una casa di riposo, improvvisamente riacquisite le forze degli anni di gioventù, escono da soli dalla struttura, non visti, e si recano verso il bosco che la circonda; lì si spogliano lasciando ai piedi degli alberi i loro abiti e scompaiono per sempre.
Nessuno di loro è mai stato ritrovato.
Ogni 2 anni accade e la rinomata RSA è diventata tristemente nota per le macabre ed inspiegabili sparizioni.
Ad “indagare” c’è il Prof. Piero Montecchi – Docente di Neuroscienze all’Università di Verona e membro del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale CICAP – un Dylan Dog in carne ed ossa che mi ha conquistato come l’omologo in fumetto per fascino, intelligenza, sensibilità, solitudine … un personaggio a cui non si può non affezionarsi per il percorso doloroso che ha vissuto professionalmente ed in amore. “Il mio lavoro è dimostrare che c’è sempre una risposta razionale, che la Scienza, con la S maiuscola, è sempre la soluzione di ogni mistero che, anzi, mistero non è praticamente mai”.
Tra scienza e superstizione, bene e male, angeli e demoni, il Prof. Montecchi ironico ed affascinante indaga la mente umana e tutti i suoi oscuri meandri, e l’autore con stile fluido ed appassionante ci regala un protagonista che spero ritroveremo in successive analisi a metà strada tra paranormale e “amore per la Scienza, quella con la S maiuscola. Inattaccabile.”.
Peccato il finale/non finale che non mi ha del tutto convinta.

“Sei anziani scomparsi in 12 anni. Nello stesso posto. Nello stesso modo. Senza nessuna spiegazione plausibile, senza alcun movente”.
“Morte violenta?” chiese Montecchi improvvisamente attento.
“Non lo sappiamo”.
“Come non lo sappiamo?”.

Il codice dei sensi

Una investigatrice caparbia ed intelligentissima, nonché l’ambientazione a Madrid, rendono questo thriller una delle mie migliori letture degli ultimi tempi.
Alma Costa è un’analista criminale ex agente dell’Europol che ha perso l’udito in un incidente, a seguito del quale ha profondamente sviluppato l’utilizzo degli altri 4 sensi a disposizione.
Mentre sta per essere inaugurata una “mostra sensoriale” al Prado viene compiuto il primo terrificante omicidio, ed in collaborazione con l’ispettore capo Sabino Malanda Alma si troverà ad indagare su una serie di macabri delitti che ben presto appaiono collegati proprio ai 5 sensi.
Alla base di questa indagine ci sono 2 libri – Il codice dei sensi ed Oltre i sensi - che studiano la psicologia della percezione, l’approfondimento della quale servirà ai protagonisti per risalire la china degli indizi che il killer lascia sui luoghi del delitto.
La lettura è più che avvincente: è ipnotica grazie a capitoli molto brevi ed incisivi che facilitano il calarsi nell’intricatissima vicenda; inoltre l’autore sceglie una tecnica che ha veramente pungolato la mia curiosità con frequenti flashback che rendono dinamica la trama – oltre ad un groviglio di segreti e alla bellissima cornice madrilena a fare da sfondo.
Il finale poi è quanto di più inaspettato l’autore potesse scrivere, né io avevo lontanamente capito come sbrogliare l’intricata matassa con l’ansia del tempo che fugge e del sangue (tantissimo) che scorre.
Alma Costa è una eroina/antieroe che vince proprio grazie alle sue debolezze, trasformandole in punti di forza: impossibile non affezionarsi a lei, al suo atteggiamento schietto e sospettoso, alla sua mente essenziale e vivida.
… e spero che Il codice dei sensi sia il primo di una serie di romanzi con questa straordinaria protagonista!
L’autore riempie di citazioni dotte i capitoli: da Dante a brevi brani di Esodo e Genesi, con una costruzione originale della vicenda che mi ha ricordato i romanzi di Dan Brown.
Giuseppe Bellini ha già al suo attivo anche un precedente romanzo, I Semi del Male, che recupererò sicuramente.

“Particolari che passavano inosservati e trascurabili all’occhio umano, per lei erano una fonte inesauribile d’informazioni, catalogate in maniera ordinata nei meandri più remoti della sua mente, pronta ad essere recuperate alla giusta occasione”.

“Quella donna ha fatto la storia, è stata l’agente più giovane di sempre ad entrare all’Europol!”

Posto sbagliato, momento sbagliato - Gillian McAllister

Una notte Jen sta osservando dalla finestra il figlio 18enne Todd che rientra a casa: Todd è un bravissimo ragazzo, sereno e giudizioso … percui Jen resta pietrificata quando lo vede, nei pressi di casa, avvicinare uno sconosciuto ed ucciderlo a sangue freddo.
Ed ecco che subito si fa strada il tema cardine del romanzo: quanto conosciamo davvero le persone con cui viviamo e che amiamo?
Jen e Kelly seguono il figlio alla stazione di polizia in cui Todd viene condotto per l’arresto; poi, disperati, rientrano a casa per passare la notte e pensare al da farsi l’indomani mattina, perchè Jen è un avvocato e vuole aiutare il figlio e capire perché abbia compiuto questa pazzia.
… ma la mattina Jen si risveglia ed è ieri - e il delitto non è ancora stato compiuto; poi la sera si riaddormenta e al risveglio è l’altroieri … e così in un loop temporale inspiegabile di cui solo lei è consapevole e che ne stravolge la vita - ma che forse la sta portando alle origini del male.
Jen infatti capisce che il viaggio nel tempo che sta conducendo a ritroso è l’unica via per trovare una spiegazione a quanto accaduto e forse riuscire ad agire per evitare che il futuro, così come lei tragicamente lo conosce, si realizzi.
Si tratta di capire di giorno in giorno, da piccole tracce qua e là e dai dettagli che abbiamo vissuto senza dar loro importanza, quale dramma abbia portato Todd fino all’omicidio; senza tralasciare alcun particolare, Jen compie un viaggio nel passato fino a mesi e poi anni prima del delitto, per raccogliere i pezzi di un tremendo puzzle che riguarda tutta la sua famiglia – non solo il figlio Todd … perché i segreti più grandi forse si nascondono proprio all’interno della nostra stessa famiglia, fra le persone che amiamo.
Una trama geniale ed un finale inaspettatissimo per un romanzo appassionante e scorrevole – che muovendosi in un vortice all’indietro trascina il lettore fino alle radici del male.

“Com’è sinistro rivivere la propria vita a ritroso. Vedere cose che la prima volta non si erano viste. Capire l’orribile significato di eventi che non si aveva idea si stessero svolgendo tutto intorno. Scoprire bugie raccontate dal proprio marito. Jen aveva sempre sostenuto che Kelly era la persona più sincera di questo mondo.
Ma i bravi bugiardi non danno tutti questa impressione?”

In alto nel buio - Sequoia Nagamatsu

IN ALTO NEL BUIO è un viaggio fantascientifico intergalattico che mi ha profondamente emozionata.
Nel 2030 il suolo della Siberia si sta tragicamente scongelando; in uno squarcio nel ghiaccio viene ritrovato il corpo mummificato di “Annie” una bambina forse uccisa da un virus che ora, causa il disgelo, viene resuscitato e liberato.
A portare avanti gli studi sul cratere è l’eminente scienziato Cliff Miyashiro, la cui figlia Clara è da poco morta in un incidente durante gli studi sul disgelo siberiano. La minaccia della peste artica resuscitata dal permafrost è alle porte, ed il mondo intero si trova a far fronte alla “sindrome del mutaforme” – una pandemia che, scritta dall’autore prima dell’avvento del COVID, appare come un incubo preannunciato.
I primi ad ammalarsi ed a morire sono i bambini, i cui organi mutano: il cuore diventa un polmone, il fegato un cervello e la fine è straziante.
Il mondo reagisce rendendo la morte il più grande business: vengono creati parchi giochi in cui permettere ai bambini di vivere il loro ultimo giorno in allegria - il capitolo circa il parco per l’eutanasia dei bambini è terrificante ed a mio avviso bellissimo -, vengono inaugurati hotel e criptovalute della morte.
Gli scienziati studiano ma non trovano una cura, se non la possibilità di donazione di organi sani dai maiali all’uomo – ma la pandemia dilaga e stermina la popolazione mondiale, finchè nella seconda parte del romanzo la trama volge definitivamente al fantascientifico ed alcuni pionieri affrontano un viaggio interstellare per dare speranza all’umanità, alla ricerca di un nuovo mondo da colonizzare: “Eravamo partiti spinti dalla disperazione, il cuore pieno di speranza e meraviglia. Ci era sembrato di aver trovato la destinazione giusta così tante volte e invece … pianeti che si rivelavano via via troppo caldi, troppo freddi, troppo umidi, troppo aridi, troppo pericolosi, privi di qualsiasi elemento che potesse mantenerci sani e ben nutriti”.

La cinica analisi dell’autore su come la società reagisce alla peste artica è schietta, disturbante, la prosa è scorrevole e vertiginosa, colma di saggezza nel descrivere come l’uomo sappia reinventarsi, cercare di resistere e forse vincere.
Travolgente ed emozionante il viaggio dell’uomo con un finale veramente sorprendente che ricuce tutti i capitoli che appaiono, durante la lettura, a sé stanti: nel romanzo ci sono preistoria e futuro, distopia e tragedie ed una profonda ed amara riflessione sul dove stiamo andando e su come abbiamo ridotto la Terra.
Un romanzo che definirei profetico, angosciante e bellissimo.

“Qui per voi ci sarà sempre una casa.
Su questo mondo o sul vostro nuovo mondo, verrà il giorno in cui ci ritroveremo”.

Di notte, a New York

Giallo e rosa sono i colori di questo romanzo, che nascendo da una vicenda oscura ed inquietante sviluppa poi una storia d’amore coinvolgente.
Premetto che il rosa non è solitamente il mio genere di lettura, ma il mix proposto da questo romanzo mi ha piacevolmente conquistata.
I protagonisti sono legati dal mondo dell’arte newyorkese: Lorraine – metà parigina e metà newyorkese - è una profonda appassionata dei quadri di Czartoryski - all’inseguimento della sua principale opera “La sentinella”, che intende aggiudicarsi ad un’asta nella Grande Mela.
Leo è un pittore di grandissimo talento, appena uscito da 3 anni di reclusione perché falsario e abile riproduttore dei più famosi quadri.
Lorraine è perseguitata da uno stalker che afferma di averne ucciso in passato il padre e di voler ora uccidere lei – grazie a Leo, scampa ad un assalto del pazzo che la segue una notte a Central Park e da lì in avanti, complice la comune passione per l’arte, sboccia tra i due un amore profondissimo e molto sofferto, a causa di una terribile notizia di cui Leo viene a conoscenza nel corso della vicenda.
Mentre giallo e rosa, come dicevo, si mescolano, la vicenda mi conquista soprattutto per l’ambientazione nel mondo dell’arte a New York, nonché per i temi trattati – in primis il valore dell’amicizia. Impossibile peraltro resistere al fascino di Leo: tenebroso, sofferente e dal gran cuore.
Finale preannunciato già a metà romanzo, che tuttavia non mi ha rallentato nella lettura.

“Aveva conservato una parte dell’eredità paterna per il giorno in cui il capolavoro di Czartoryski sarebbe tornato in circolazione, il giorno in cui sarebbe stato rimesso in vendita. Perché era quel che avrebbe voluto suo padre, perché una volta, poco prima della sua morte, quando lei aveva solo sette anni, le aveva detto che c’era una sola cosa che rimpiangeva nella vita: non averlo comprato lui stesso.
E quel giorno era finalmente arrivato”.

Il patto dell'acqua - Abraham Verghese

Ho concluso un meraviglioso viaggio che copre più di 70 anni di storia dell’India e sono sopraffatta dalle emozioni che ho vissuto nelle oltre 700 pagine di questo romanzo.
Il Patto dell’Acqua è una saga familiare che mi ha permesso di visitare un’India di altri tempi e affrontarne tutte le trasformazioni politiche e culturali avvenute nel corso del ‘900.
Una bambina di 12 anni lascia la propria casa per andare in sposa ad un vedovo che ha 30 anni più di lei: ho vissuto con lei il timore della nuova vita che dovrà affrontare a partire da domani ed i dubbi su ciò che ne sarà di lei. Ma il destino vuole che la nuova famiglia la accolga con amore e gioia immensa, benchè la bambina sia accompagnata da oscuri pettegolezzi perchè si dice che una maledizione (“il Morbo”, che ha a che fare con l’acqua) gravi sulla sua famiglia.

Eppure il Travancore, cioè la zona dell’India in cui si svolge la vicenda, vive proprio al ritmo dei monsoni e dell’acqua di cui è pervaso: labirinto infinito di paludi, fiumi e laghi, l’acqua del Travancore domina la vita di tutti coloro che abitano quella terra, ed i protagonisti della vicenda alternativamente vincono o si fanno soggiogare dalla terribile maledizione (superstizione? malattia?) che ne governa le vite.
In un susseguirsi di nascite e morti, così come nell’alternanza dei monsoni, la vicenda di questa famiglia allargata è occasione per l’autore di toccare temi quali l’evoluzione nella storia dell’India della condizione delle donne, il tragico sistema sociale delle caste, la fede religiosa, le gravissime disparità sociali esistenti, i credo politici, ed infine lo sviluppo e le innovazioni della medicina.
Ho sofferto per le terribili perdite ed i continui dolori dei protagonisti, che di padre in figlio vengono dalla vita duramente messi alla prova - in un mondo in cui la lebbra, o a volte anche solo il suo sospetto, è un coltello tagliente e straziante che allontana; ma ho anche trepidato per atti d’amore profondo e sentimenti senza tempo.

Come già accaduto con Shantaram e La città della gioia, i libri ambientati in India mi affascinano e conquistano con eccezionale intensità – bellissime le pagine dedicate alla descrizione del lebbrosario e della vita che vi si conduce.

“C’è una morte per annegamento in ogni generazione” dice lei indicandole col dito. “Nel lago … nel torrente … nel fiume …”.

“L’acqua in cui è entrata pochi minuti fa è fluita lontano, eppure è ancora lì, passato presente e futuro inesorabilmente allacciati come tempo fatto persona. E’ il patto dell’acqua: sono tutti collegati dai loro atti, quelli commessi e quelli omessi, senza che possano sfuggirvi, e nessuno è solo”.

Un buon posto in cui fermarsi - Matteo Bussola

In tanti non abbiamo ancora trovato il nostro buon posto in cui fermarci: non lo ammettiamo oppure siamo travolti dalle mille cose quotidiane da portare avanti e ci lasciamo trascinare.
Né uomini né donne – e Matteo Bussola ha il coraggio di dirlo e di raccontare la fragilità maschile in una società che la nega, non la accetta e richiede forza, presenza, competitività.
“Quello che soprattutto non ti diranno è che a volte vinci proprio quando perdi”.
Gli uomini di quesi brevi racconti ammettono che al di là di frasi non dette e desideri nascosti o segreti intimi ci sono situazioni al bivio – e ciascuno di loro sceglie il proprio buon posto in cui fermarsi, la direzione da prendere anche se spesso non è quella che la società vorrebbe per loro, che siano adulti, anziani o ragazzini.
C’è chi con coraggio diserta la quotidianità e si mette a costruire un sogno (Stefano); c’è un uomo che vede la moglie piano piano sfaldarsi a causa dell’Alzheimer (Arnaldo); chi è scappato dalla propria nazione per sopravvivere nel paese di santi poeti e navigatori (Solomon); e adolescenti che soffrono proprio per le richieste di quella società che li rifiuta (Misha, Pietro).
Ogni breve capitolo è una storia a sé stante ma collegata al protagonista del capitolo successivo, cosicchè alla fine del romanzo ritrovi il personaggio delle prime pagine – ed il cerchio si chiude con la delicatezza delle cose semplici che dobbiamo saper apprezzare e da cui dobbiamo ricominciare.
Io il mio buon posto in cui fermarmi penso di averlo trovato: in casa con le mie figlie mio marito ed i miei amati libri – ed il romanzo di Matteo Bussola è anche questa volta un gioiello prezioso, una tenera carezza che mi commuove e mi fa respirare aria buona.

“Chissà quand’è che un ragazzo comincia a capire che ogni padre è un bluff, che in realtà dentro, nascosto dietro le responsabilità i problemi il lavoro il mutuo che sembra non finire mai e le incomprensioni con la moglie, anche lui non è che un ragazzo spaventato, proprio come ciascuno di noi”

Mistero a Canal Manor. Una nuova indagine dell'ispettore Fawley

Canal Manor è un quartiere della periferia di Oxford dove forma e sostanza sono diametralmente opposti: dal di fuori tutto appare in ordine, ma una volta chiusa la porta di casa si celano segreti e violenze domestiche.
In una festa in maschera nel giardino di casa Mason, in cui partecipano tanti bimbi chiassosi ed i loro genitori, scompare la piccola Daisy di 8 anni – la bimba di casa –: le ricerche iniziano a ritmo serrato perché, come è risaputo, le prime 48 ore sono decisive per trovare la bambina.
E’ una corsa contro il tempo in cui l’ispettore della polizia di Oxford Adam Fawley e la sua squadra sono trascinati senza venirne a capo; le indagini si concentrano sulla famiglia di Daisy, che risulta essere disfunzionale e con comportamenti inadeguati: la madre di Daisy si concentra sul trucco e lo smalto per la messa in onda del notiziario in cui farà un appello alla cittadinanza, il padre della piccola invece non riesce a sostenere lo sguardo dei poliziotti né di chiunque si avvicini per interrogarlo; e poi c’è il fratello di Daisy che vive chiuso in suo personalissimo mondo.
Dalle mura di casa l’indagine si amplia alla scuola, a conoscenti e vicini di casa, ma sono tutte false piste che non portano a nulla di concreto.
Con un finale che ribalta ogni convinzione che avevo, ed un epilogo sconvolgente, il romanzo mi ha intrattenuta per un paio di giorni di ansia e angoscia: si tratta di un thriller con tanti misteri nascosti nel mistero principale, scorrevolissimo, dinamico e molto crudo - in cui scopro di pagina in pagina che la vita della famiglia Mason è tutta una facciata costruita su segreti e bugie … e la piccola Daisy ne è davvero la vittima?

“Posso dire che è la prima volta che ho a che fare con un genitore che cerca di convincermi a non divulgare la notizia della scomparsa del figlio .. e si tratta della sua piccola principessa, la sua figlia adorata. Sharon invece non ha quasi aperto bocca per tutto il tempo che sono stato lì. Pareva non riuscisse a comprendere fino in fondo quello che dicevo. Ma ora, guardandola sul palco, capisco cos’è che la distraeva: si stava chiedendo che cosa avrebbe indossato abiti, trucco, gioielli”.

Sexy - Joyce Carol Oates

Nuovamente avvicino un romanzo di Joyce Carol Oates e mi inchino alla sua penna matura e disturbante.

Il 16enne Darren è di una bellezza disarmante, ha un fisico da atleta che lo rende terribilmente sexy agli occhi di tutte le ragazze della scuola – ma la bellezza fisica può essere spaventosa se ci fermiamo alla forma anzichè voler conoscere la sostanza.
Sullo sfondo di temi quali il bullismo scolastico ed un vero e proprio omaggio all’adolescenza ed a tutti i quesiti che ci poniamo in quei terribili e destabilizzanti anni, l’autrice costruisce la storia dello sviluppo dell’identità sessuale di Darren parallelamente alla sua analisi psicologica.
Il Prof Tracy, insegnante di letteratura del liceo locale, viene ingiustamente accusato di un crimine sessuale, e benchè non ci siano affatto né indizi né prove – ma solo voci - viene arrestato e tutta la città si schiera contro di lui: l'"apparenza di scorrettezza" è per i cittadini grave tanto quanto la scorrettezza reale.
“Poteva finire così. Avrebbe dovuto finire così. Ma non finì così”.

L’autrice ci mette davanti ai nostri pensieri segreti, alle nostre ossessioni ed ai nostri timori, ciò che di oscuro nascondiamo (sospetti, pregiudizi, malintesi a cui diamo seguito) viene nel romanzo rivelato mostrando quanto possiamo essere meschini e piccoli.
In tutto il breve romanzo si respira un’aria di tensione ed ansia, si capisce che i nervi di Darren stanno per cedere e Darren sta per crollare a causa del cattivo scherzo architettato ai danni del Prof. Tracy dal gruppo dei compagni di classe ma contemporaneamente, nel breve giro di 1 anno, Darren cresce e trova la forza di scegliere da che parte stare.

“Aspetto. Spalle larghe. Fianchi stretti. Torpedine.
Occhi vergognosi. Occhi colpevoli. Occhi spaventati. Occhi da evitare”.

Bungalow - Ake Edwardson

BUNGALOW è il racconto di un padre che cerca la figlia e che contemporaneamente cerca se stesso.

Kalle si reca a Bangkok sulle orme della figlia 17enne Jenny che è scomparsa – ha viaggiato nel Sud Est asiatico quando era un ragazzo, ed ora Jenny è partita dalla Svezia con l’intenzione di ricalcare le orme del viaggio che suo padre fece 40 anni fa.
Ma una volta arrivata a Bangkok, i genitori ne perdono le tracce: Jenny non si fa più sentire e quindi Kalle decide di ripercorrere a sua volta le tappe del viaggio che compì lui stesso allora e Jenny adesso, per cercarla.

Mischiando thriller e racconto di vita, l’autore descrive la Thailandia di oggi e quella di ieri, la vita nella caotica Bangkok e nei tranquilli villaggi sulla riva del mare, e dà ampio spazio ai ricordi del viaggio che Kalle vi intraprese 40 anni fa ed anche alla sua vita da bambino in Svezia, in una famiglia che si è sgretolata a causa dell’alcolismo.

La profonda analisi psicologica che Kalle conduce su se stesso è un percorso a ritroso fino alla sua infanzia, fatto di dolore e perdite in particolare per le sofferenze causate alla famiglia dal padre - che forse lo hanno reso un padre assente nei confronti di Jenny e che solo ora, facendo un attento esame di coscienza, Kalle ammette.
Kalle ricerca Jenny per fare ammenda e nel frattempo ricerca dentro di sé la forza per diventare finalmente un buon padre.
E’ un viaggio doloroso ed affascinante – anche se a mio avviso le più di 500 pagine lo rendono un po' pesante da affrontare.

“Le era mancato così tanto, nei primi anni dell’adolescenza. All’epoca non l’aveva compreso fino in fondo, ma adesso sì.
(..) Le diceva che sarebbe tornato a casa presto e che si sarebbero visti, ma a quanto ricordava non era successo.
Che ricordo aveva lui di quegli anni?
Lei lo voleva sapere?
Si riesce a parlare di queste cose, o fa troppo male? Ci si sente meglio, peggio, o non cambia niente?”

Madre d'ossa - di Ilaria Tuti

Teresa Battaglia è tornata e mi dà l’ennesima prova della forza, del coraggio e dell’amore di cui è capace; la sua vita è ora governata dall’Alzheimer che progredisce inesorabilmente e la aggredisce di sorpresa con crisi sempre più frequenti, tanto che Teresa non è più commissario e si è dimessa (“la mente che sbiadiva”).

La troviamo nelle prime pagine del romanzo accasciata sulla riva di un lago friulano, sporca di sangue e confusa per avere tra le braccia il cadavere di un ragazzo: non sa come sia arrivata sino a lì, né chi sia il giovane morto che sta abbracciando, né se e quanto sia coinvolta in questa morte.

Ad aiutarla a capire e ad indagare su questo suicidio ci sono i suoi ragazzi: Parisi, De Carli e soprattutto Massimo Marini - che hanno dovuto apprendere come non farla sentire sbagliata, ridicola, impotente e che non la abbandonano mai, le fanno scudo perché sono una squadra, anzi una famiglia.

Non si può non volere bene a Teresa, “la bambina pasticciona in cui si stava trasformando”, donna speciale nelle sue imperfezioni, ora malata – anche se scorbutica, solitaria, scostante, ora persino spesso brutale ed incontenibile negli accessi di ira governati dalla malattia, proprio ora che ha più bisogno di chiedere, di appoggiarsi fisicamente ed emotivamente a qualcun altro: è tenace e fragile, dolcissima, un personaggio indimenticabile!

Con un ritmo sempre più serrato e un’ambientazione oscura (”l’indagine stava riportando alla luce un esercito di morti, scheletri e mummie”), Madre d’ossa è il nuovo capitolo della serie inaugurata da Ilaria Tuti che mi ha creato dipendenza ed è quindi una lettura per me inevitabile e meravigliosa per la profondissima tristezza della vicenda e per le circostanze tristi della vita di Teresa: la penna dell’autrice è intensa e vivida e l’indagine rapida ed incalzante tanto quanto la malattia che di giorno in giorno peggiora e sconvolge.

“Teresa si trovava davanti all’enigma più sfidante della sua carriera: un’indagine su se stessa”.

Piccoli atti di misericordia

“I negri a casa loro”.
“Potere bianco”.
“Andate a scuola in Africa”.

Queste le scritte che si potevano leggere sui muri delle case a Boston nel 1974 – e fu con l’intenzione di superare tali discriminazioni e l’odio razziale della popolazione che venne promulgata una legge che imponeva a molti studenti afroamericani di trasferirsi all’inizio del nuovo anno scolastico nelle scuole dei bianchi, e viceversa per i ragazzi bianchi.
Questa legge, nota come “desegregazione razziale delle scuole pubbliche di Boston”, impose il trasposto coercitivo degli studenti da un Istituto all’altro: acuì le tensioni razziali già esistenti e le proteste sia dall’una che dall’altra parte, perchè né le famiglie di colore volevano che i loro figli frequentassero la “scuola dei bianchi irlandesi”, né questi ultimi intendevano spostare i propri ragazzi alla scuola nel quartiere delle famiglie di colore.

La situazione è drammatica ed esplosiva, ed in questo clima si apre l’indagine per la scomparsa in una afosa notte estiva della 17enne Jules, contemporanea alla tragica morte di Auggie Williamson – un giovane di colore trovato morto alla stazione dei treni.
Le indagini della polizia sulla morte di uno e la scomparsa dell’altra si intrecciano e corrono parallele alla ricerca disperata che Mary Pat (la mamma di Jules) fa della figlia: perché Jules non è tornata a casa quella notte? Dove si trova? Perché non dà più notizie di sé? Cosa c’entra la sparizione improvvisa di una adolescente bianca con la morte di un ragazzo di colore?
Una madre è disposta a tutto pur di ritrovare la propria figlia e Mary Pat affronta coraggiosamente e con disperazione le tensioni razziali che fanno da sfondo a questa tragica estate nonché la malavita irlandese, per ritrovare sua figlia.
Il romanzo è un’ipnotica e struggente storia di vendetta, di amore genitoriale, di odio, di potere della malavita e di ricerca della verità da parte di una madre angosciata e furente; è un romanzo bellissimo, tormentato e di immensa sofferenza che narra la storia recente della difficile convivenza di due gruppi eterogenei.
In modo schietto, straziante ed essenziale, prediligendo il discorso diretto e crudo, l’autore riempie ogni pagina del romanzo di orrore ma anche della speranza di una madre di salvare la propria figlia.

“L’unico rimedio, concludeva il giudice, consisteva nel cominciare a trasportare tramite scuolabus gli studenti che abitavano in quartieri a prevalenza bianca in quartieri a prevalenza nera, e viceversa, per desegregare le scuole superiori cittadine.
L’ordinanza avrebbe avuto effetto all’inizio dell’anno scolastico, il 12 Settembre 1974.
Studenti e genitori avevano meno di tre mesi per prepararsi.
Quell’estate, a Boston, faceva molto caldo, e non pioveva quasi mai”.

Babysitter - Joyce Carol Oates

Finire di leggere un romanzo e non capire che succede nelle ultime pagine è inquietante e fastidioso; tanto inquietante e sconvolgente quanto questa storia stessa.
Tra il 1976 e il 1977 una serie di terribili omicidi sconvolge la città di Detroit: traendo spunto ed ispirandosi ad una storia vera, l’autrice con uno stile narrativo multiforme ed ipnotico ci consegna uno straziante, crudo e scioccante romanzo, feroce critica al razzismo, al classismo, alla violenza sessuale, all'omofobia e alla misoginia che prevalevano nella società nordamericana degli anni ’70 - temi purtroppo ancora attualissimi.

Per poco meno di 500 pagine condividiamo la vita di Hannah, una ricca casalinga quarantenne sposata con un dirigente e madre di due figli, che adempie alla lettera i ruoli che ci si aspetta da una donna nella sua situazione a metà degli anni Settanta negli Stati Uniti.
Ma Hannah ha un segreto: incontra ad un evento di beneficenza Y.K., che la seduce e con il quale ha una relazione che metterà a repentaglio tutto ciò che per lei è apparentemente importante: ingenuamente all'inizio, e anche dopo aver subito violenze estreme per mano del suo amante, Hannah si mette una benda sugli occhi preferendo ignorare i propri sospetti e portare avanti una relazione che è soprattutto ossessione.

Sullo sfondo la Detroit degli anni ’70, città tenuta in scacco da un serial killer di bambini bianchi di età compresa tra i 10 e i 14 anni soprannominato Babysitter: generalmente orfani, Babysitter li cattura, li tortura e maltratta e poi li uccide.

Oates sceglie il thriller per mostrarci un ritratto della società americana degli anni '70: lo stereotipo del sogno americano, ma anche la violenza, il razzismo, la pedofilia, la segregazione razziale e il classismo; il tutto raccontato dal punto di vista parziale della protagonista che, sebbene sia una vittima, in ogni sua decisione sbagliata mi esaspera.

Mi è piaciuto il modo impeccabile di Oates di raccontarci la storia: incalzante, vertiginoso, crudo - e il fatto che, anche se ho odiato ciascuno dei suoi personaggi, ho dovuto continuare a leggere per scoprire cosa c'è che non va in ciascuno di loro.

“Alla fine dell’inverno / inizio della primavera del 1977 Babysitter è un rapitore e assassino (ancora non identificato) di bambini che si muove nei sobborghi a Nord di Detroit, e che, in poco più di un anno, ha rapito cinque – sei? – bambini tra gli undici ed i quattordici anni. Le vittime vengono trattenute per giorni, presumibilmente nutrite e “accudite”: i loro corpi vengono ritrovati in luoghi pubblici, nudi, le mani incrociate sui petti in posizione di riposo, i vestiti lavati e accuratamente piegati accanto a loro,
Causa della morte: strangolamento – legatura”.

Hotel 21

Noelle si occupa delle pulizie negli hotel e cambia continuamente sede di lavoro e città per non essere scoperta … perché in realtà lei è una ladra – molto particolare del resto, perché ruba solo oggetti di bassissimo valore che trova nelle stanze degli ospiti dell’hotel, oggetti per lo più insignificanti di cui raramente l’ospite denuncia il furto come pinzette, bottoni, burrocacao.
Non può rischiare di rimanere troppo a lungo nello stesso posto o qualcuno prima o poi finirà per accorgersi di quello che fa, e quindi si sposta in continuazione.
In un baule chiuso a chiave nel suo monolocale cela tutti i “preziosi” oggetti che ruba catalogandoli in un diario in cui appunta l’hotel di provenienza e la permanenza lavorativa in quella struttura.
Ha un passato tremendo fatto di botte e violenze da parte della madre alcolista, che l’ha maltrattata e picchiata fino a quando Noelle ha trovato il coraggio di scappare di casa; è cresciuta tra ferite e violenza ed ora non trova più se stessa se non nell’adrenalina che prova quando ruba: negli oggettini che recupera nelle stanze degli hotel cerca un po' se stessa, quasi potessero ripararla e salvarla.
… ma tutto cambia quando Noelle inizia a lavorare nell’Hotel 21 (cioè il ventunesimo hotel della sua personale lista di posti di lavoro): lì si costruirà senza pretese e quasi controvoglia una rete di amicizie, sostegno ed affetto disinteressato che daranno a Noelle la forza di cambiare e forse finalmente di salvarsi, mettendo la parola fine alla quantità di bugie che racconta a tutti coloro che le stanno intorno.
L’amicizia permette a Noelle di affrontare il proprio doloroso passato e guardare con speranza ad un futuro migliore.
Romanzo e protagonista sono indimenticabili, così come la simpatica combriccola di colleghe che all’Hotel 21 Noelle incontra.

“Certo – dico con la gola che all’improvviso si stringe.
Ed è vero che voglio bene a Rose.
Voglio bene a tutte loro.
Si sono intrufolate evitando il mio radar e si sono lanciate nella mia vita come ospiti invadenti, rumorose, senza invito.
E, ora che sono qui, è dura ricordare come fosse la vita senza di loro”.

“Per me la cosa più importante è non farmi beccare, nemmeno una volta. Un precedente penale è una cosa da cui è impossibile tornare indietro e nessun hotel mi assumerebbe più come addetta alle pulizie. Per questo faccio attenzione a prendere solo oggetti piccoli e insignificanti di cui gli ospiti non sentano la mancanza, o su cui al massimo mettano in discussione il fatto di averli davvero portati con sé”.

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